Siamo davvero tutti buoni? Ridatemi il cattivo nelle fiabe Riflessioni sulla società di oggi e sull'educazione dei grandi di domani

Sono nata nel 1983. Sono cresciuta giocando in cortile, con le ginocchia sbucciate, soffiando bolle di sapone, costruendo casette di foglie e di fiori alle lumache che popolavano l’orto di mio nonno e correndo sulla mia biciclettina avanti e indietro per la stradina sterrata in cui vivevo.
E alla sera, prima della nanna, mia mamma mi raccontava le fiabe. Hansel e Gretel, Pollicino, Cenerentola e tutte le altre. Era un momento magico.
Conoscevo le favole a memoria, e guai cambiarne anche solo una parola!
Mi chiedo cosa è cambiato in questi anni. In cui le fiabe non possono più avere i cattivi, perché non possiamo rischiare di sconvolgere gli animi di fragili bambini. Perché non possiamo insegnare ai bambini il concetto del male. Cosa sarebbero Hansel e Gretel senza la strega, Biancaneve senza la matrigna, Pollicino senza l’orco, e così via? E come potrebbero vivere per sempre felici e contenti se alla fine della storia il cattivo rimane vivo e vegeto, libero di continuare a fare del male?
Il lupo cattivo di Cappuccetto Rosso veniva ucciso da un colpo di fucile del cacciatore. Quale oscenità!

Oggi si vuole insegnare ai bambini che non esistono lupi cattivi, ma solo buoni. E se anche il lupo dovesse sbagliare e mangiare la nonna di Cappuccetto Rosso, non per questo bisogna ucciderlo, ma capirlo. Bisogna essere tolleranti, perché solo così il lupo potrà migliorare la sua condotta. Il cattivo diventa quindi il cacciatore.
Da bambina mi dicevano di non accettare caramelle dagli sconosciuti, di non salire sulle loro auto. Oggi invece si vuole insegnare che al mondo siamo tutti buoni, che non bisogna avere paura delle persone che non conosciamo.

E anche Cenerentola e tutte le principesse non vanno più bene, perché le bambine devono essere guerriere. Così le ragazzine (non tutte per fortuna) girano per locali bevendo e fumando e facendo le provocanti. Tanto nessuno può fare loro niente.
E le mamme pensano che sia giusto, perché ognuno è libero di andare in giro in mutande e di ubriacarsi. Sono le mamme dei maschietti, che devono educare i figli a rispettare le donne. Il che è giustissimo, ma il rispetto per il corpo femminile deve partire anche e prima di tutto dalle bambine. Non riempiamo il nostro corpo di veleni. Non andiamo in giro con minigonne senza mutandine.
Torniamo ad essere un po’ principesse.
E cerchiamo principi, non lupi cattivi.
Non si tratta di vedere tutti come buoni o come cattivi, ma di tornare a usare giudizio. A non dare fiducia a priori, ma a fare in modo che chi abbiamo davanti la conquisti, la nostra fiducia.
Smettiamola quindi di dire che bisogna essere tolleranti con tutto e tutti, solo per dare un’immagine pubblica di noi stessi come paladini del bene.
Il male è sempre esistito, esiste e continuerà a esistere. Ignorarlo o convincersi che non c’è non lo eliminerà.

E gli eroi che debellano il male non sono quelli che camminano scalzi cantando la pace nel mondo scortati dalle forze dell’ordine, ma quegli uomini che ogni giorno mettono a rischio la propria vita per salvare quella di tutti noi, per darci davvero un futuro migliore.
Come il cavaliere che salva la bella dal drago che la tiene prigioniera nel castello.
Torniamo a vivere nella concretezza, non nelle illusioni.
Perché un mondo fatto di solo amore, bene e gente buona non è mai esistito neanche nelle favole.

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